Pavlina Pajk (nata Doljak) nacque a Pavia da Pavlina Milharčič e Josip Doljak. Sua madre (o forse sua nonna) era stata dama di corte presso la famiglia reale francese in esilio.
Rimasta orfana di entrambi i genitori, si trasferì a Salcano presso lo zio Matija Doljak. Fu qui che, solo a sedici anni, iniziò ad apprendere lo sloveno. La frequentazione degli intellettuali che si riunivano a casa dello zio influenzò profondamente il suo sentimento nazionale, tanto da spingerla a partecipare attivamente all’attività delle sale di lettura di Gorizia e Salcano. Il suo orizzonte culturale si allargò presto oltre i confini della letteratura slovena, abbracciando anche quella straniera. Le sue prime opere letterarie risalgono a questo periodo: nel 1873 pubblicò sul giornale Soča la sua prima prosa lirica, Prva ljubezen (Il primo amore). Nonostante l’opposizione del fratello, per cui si trovò costretta a coltivare lo sloveno in segreto, trovò sostegno in due figure chiave: Josip Cimperman e Janko Pajk, quest’ultimo redattore della rivista Zora. Il rapporto con Pajk sfociò nel matrimonio, seguito dal trasferimento prima a Maribor e poi a Graz, Brno e Vienna. Le sue esperienze giovanili – il dolore per aver perso i genitori, i primi amori, la felicità coniugale – trovarono voce nelle poesie pubblicate su Zora tra il 1874 e il 1878, poi raccolte in volume a Maribor.
Anche nella narrativa Pavlina Pajk lasciò un segno profondo: nei suoi romanzi e racconti dipinse un affresco della società del tempo, dalla borghesia ai contadini fino alla classe operaia, dedicando particolare attenzione alla questione femminile. La sua brillante carriera letteraria ebbe inizio proprio a Gorizia, dove studiò presso la scuola delle Orsoline. Quando lasciò la città dopo il matrimonio, celebrato nel Duomo, espresse il suo profondo legame con questa terra nella toccante poesia Slovo od domovine (Addio alla patria).
Sii felice, mia terra goriziana,
Non negarmi nel futuro il ricordo!
Oh natura, aria e amato sole mio,
A voi affido l’ultimo mio addio.
Mentre il treno mi porta oltreconfine
Vi vedo ancora, e vi sento – presto tutto sarà nuovo.
Dio ti protegga, famiglia mia diletta.
